“Influenza lunghissima”: perché sembra non finire mai (tosse, ricadute e naso tappato)

Pubblicato da Dott.ssa Francesca Zoccai il


In queste settimane molte persone descrivono la stessa cosa: “ho fatto l’influenza, sembrava passata, poi sono ricaduta”, con tosse persistente, raffreddore che ritorna e spesso una narice completamente tappata.
La tentazione è chiamarla “nuova influenza” (o “australiana”), ma la realtà è un po’ più precisa — e capire cosa sta succedendo aiuta a gestirla meglio.

1) È davvero influenza? Sì… ma non sempre

Durante l’inverno non circola un solo virus: circolano più virus respiratori contemporaneamente. La sorveglianza italiana (RespiVirnet/Influnet) mostra in questo periodo un’elevata attività influenzale, ma anche una quota importante di sindromi simil-influenzali dovute ad altri virus respiratori. 

Quindi, quando diciamo “influenza”, spesso stiamo descrivendo:

  • influenza vera (virus influenzali A o B)

  • oppure un’infezione respiratoria virale non influenzale (raffreddore “forte”, RSV, COVID-19, ecc.)

  • oppure (frequentissimo) una sequenza: influenza → miglioramento → nuovo virus “da raffreddore” → ricaduta.

2) La “australiana” esiste? Il termine giusto è un altro

“Australiana” è un’etichetta mediatica: in genere si riferisce a influenza A(H3N2) che ha circolato nell’emisfero sud e poi si osserva anche da noi.

Nella stagione 2025/26 in Europa, i report indicano una stagione iniziata prima del solito, guidata da A(H3N2) con un nuovo sottogruppo (subclade K) che ha attirato attenzione anche per una possibile minore corrispondenza con il ceppo vaccinale.
Anche l’OMS, nel riepilogo sulla situazione globale, riporta una forte presenza di A(H3N2) in diverse aree e richiama l’attenzione sulla stagione europea in corso. 

Tradotto: sì, A(H3N2) sta pesando molto, ma “australiana” non è una diagnosi; è un modo colloquiale per dire “influenza A(H3N2) in circolazione”.

3) Perché sembra “lunghissima” e perché c’è la ricaduta

Ci sono tre meccanismi tipici:

A) Tosse post-infettiva (anche senza più virus attivo)

Dopo un’infezione respiratoria, le vie aeree possono restare iper-reattive: la tosse diventa un “riflesso facile” e dura più del resto dei sintomi. La tosse subacuta è definita tra 3 e 8 settimane ed è spesso post-infettiva.

B) Naso e gola: il gocciolamento retronasale alimenta la tosse

Il muco che scende dietro (anche quando “il naso sembra quasi ok”) irrita la gola, soprattutto la sera/notte. Qui rientra spesso il sintomo: una narice tappata.

C) “Effetto staffetta” tra virus

Quando le difese sono impegnate e si dorme peggio, è più facile beccare un secondo virus. In molte stagioni, RSV e altri virus respiratori contribuiscono a quadri prolungati, soprattutto negli adulti più fragili. 

4) Sintomi tipici della forma “a onde”

Non è un elenco per autodiagnosi, ma un quadro molto comune:

  • 2–5 giorni: febbre/febbricola, dolori, grande stanchezza (più tipico dell’influenza vera)

  • 7–10 giorni: sembra migliorare

  • 10–20 giorni: ritorna raffreddore, naso chiuso (anche monolaterale), tosse che “non molla”

  • fino a 3–6 settimane: tosse residua variabile

5) Quando non è più “solo virale”: i segnali da non ignorare

Contatta il medico se compaiono:

  • febbre alta che ricompare o persiste oltre 3 giorni

  • fiato corto, dolore toracico, saturazione bassa (se misurata)

  • dolore facciale importante, peggioramento netto, secrezioni purulente + malessere marcato (possibile sinusite complicata)

  • tosse che dura oltre 8 settimane o peggiora progressivamente (va inquadrata)

6) Cosa puoi fare (in modo sensato) per accorciare la “coda”

Obiettivo: spegnere il circolo naso–gola–tosse e ridurre l’infiammazione residua.

  • Igiene nasale regolare (lavaggi): spesso è la singola cosa che cambia di più la tosse da gocciolamento.

  • Idratazione, ambienti non secchi, riposo: banali ma determinanti.

  • Se c’è bronchospasmo o tosse che “fischia”, valutazione medica: in alcuni casi serve terapia mirata.

  • Antibiotici: utili solo se c’è evidenza di sovrainfezione batterica; altrimenti non accorciano la durata e aumentano effetti indesiderati e resistenze.

7) Serve fare il tampone?

  • Se sei nei primi giorni di sintomi importanti e hai fattori di rischio (o vivi/lavori con fragili), può avere senso per gestione e precauzioni.

  • Se sei già nella fase “coda lunga”, spesso il tampone cambia poco la condotta pratica (ma può essere utile in casi selezionati).

8) Prevenzione: vaccino e buone abitudini

Anche quando ci sono sottogruppi che si discostano dal ceppo vaccinale, le autorità sanitarie ricordano che la vaccinazione resta importante soprattutto per ridurre forme severe e complicanze nelle categorie a rischio. 
E valgono le regole semplici: restare a casa se febbrili, mascherina se molto sintomatici in luoghi affollati, aerazione degli ambienti.


Take-home message

Quella che molti chiamano “influenza nuova/australiana” quest’anno si incrocia spesso con:

  • influenza A(H3N2) molto presente

  • altri virus respiratori

  • tosse post-infettiva che può durare settimane

La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, è un decorso fastidioso ma autolimitante; la chiave è riconoscere quando è “normale coda” e quando invece è il caso di rivalutare.


Fonti (se vuoi approfondire)


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